lunedì 13 settembre 2010

Due postille

Permettetemi di fare due postille al post di sabato scorso “L’esperienza della tradizione”.


1. Vi si parlava di “professione di fede”. Davo per scontato che fosse chiaro a che cosa mi riferissi, perché ne avevo trattato piú volte nel blog. Ma, a quanto pare, tale riferimento non era poi cosí ovvio. Giustamente, non posso pretendere che i miei lettori abbiano letto o anche semplicemente ricordino tutti i miei post.

La professione di fede a cui facevo riferimento è quella richiesta dal diritto ad alcune categorie di fedeli (can. 833). La «formula approvata dalla Sede Apostolica», di cui a quel canone, è la seguente (l’avevo già pubblicata nel post del 18 marzo 2009):


«Io N. N. credo e professo con ferma fede tutte e singole le verità che sono contenute nel Simbolo della fede, e cioè: 

Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili. Credo in un solo Signore, Gesú Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre; per mezzo di lui tutte le cose sono state create. Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della vergine Maria e si è fatto uomo. Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morí e fu sepolto. Il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture, è salito al cielo, siede alla destra del Padre. E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine. Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio. Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti. Credo la Chiesa, una santa cattolica e apostolica. Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati. Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen.

Credo pure con ferma fede tutto ciò che è contenuto nella parola di Dio scritta o trasmessa e che la Chiesa, sia con giudizio solenne sia con magistero ordinario e universale, propone a credere come divinamente rivelato. 

Fermamente accolgo e ritengo anche tutte e singole le verità circa la dottrina che riguarda la fede o i costumi proposte dalla Chiesa in modo definitivo.

Aderisco inoltre con religioso ossequio della volontà e dell'intelletto agli insegnamenti che il Romano Pontefice o il collegio episcopale propongono quando esercitano il loro magistero autentico, sebbene non intendano proclamarli con atto definitivo».


Tale formula è stata pubblicata nel 1988. Se ne può trovare il testo ufficiale latino negli Acta Apostolicae Sedis, 81 (1989), pp. 104-106 (il volume può essere scaricato dal sito della Santa Sede). Il testo italiano, corredato da una nota di presentazione, può essere consultato ibidem.

L’emissione della suddetta professione di fede non ha alcunché di straordinario. Essa viene solitamente pronunciata nell’atto di assumere un ufficio da esercitare a nome della Chiesa (e in tal caso viene accompagnata dal “Giuramento di fedeltà”, che potete trovare subito dopo la professione di fede nei luoghi citati). Io stesso l’ho emessa piú d’una volta, quando sono diventato diacono e quando sono stato nominato superiore.

Si potrebbe obiettare che fra le categorie di persone elencate nel can. 833 non ci sono coloro che chiedono di entrare nella piena comunione con la Chiesa cattolica. Va notato che il Codice di diritto canonico non considera mai questo caso, al contrario di quanto fa, per comprensibili motivi, il Codice dei canoni delle Chiese orientali. E con questo veniamo alla seconda postilla.


2. Potrebbe sembrare che la mia proposta di richiedere ai lefebvriani l’emissione della professione di fede sia una idea peregrina. In realtà, si tratta della prassi prevista nei casi di ammissione alla piena comunione con la Chiesa cattolica. 

Il Concilio Vaticano II, nel suo decreto sull’ecumenismo Unitatis redintegratio, parlando delle Chiese orientali (che costituiscono la situazione piú somigliante a quella della FSSPX), afferma:

«Questo sacro Concilio inculca di nuovo ciò che è stato dichiarato dai precedenti sacri Concili e dai Romani Pontefici, che cioè, per ristabilire o conservare la comunione e l'unità bisogna “non imporre altro peso fuorché le cose necessarie” (At 15:28)».

Come accennato, il Codice dei canoni delle Chiese orientali dedica un intero titolo a “I battezzati acattolici che convengono alla piena comunione con la Chiesa cattolica” (cann. 896-901). Il can. 896 richiama l’insegnamento conciliare appena esposto. Il can. 897 poi esplicita quali sono le “cose necessarie” da imporre:

«Il fedele cristiano di qualche Chiesa orientale acattolica dev’essere accolto nella Chiesa cattolica con la sola professione di fede cattolica, premettendo una preparazione dottrinale e spirituale adeguata alla condizione di ciascuno».

Ora, mi chiedo: se agli ortodossi, che cattolici non sono, può essere chiesta solo la professione di fede, perché ai lefebvriani, che fino a prova contraria cattolici sono, deve essere chiesto di piú (accettazione del Concilio Vaticano II o del Catechismo della Chiesa cattolica)?

Il can. 897 CCEO parla di “professione di fede cattolica”, senza specificare di che cosa si tratti. Ne troviamo la formula nel “Rito dell’ammissione alla piena comunione della Chiesa cattolica di coloro che sono già stati validamente battezzati”, contenuto nell’appendice al Rito dell’iniziazione cristiana degli adulti. La rubrica al n. 15 afferma:

«[Dopo l’omelia] la persona che deve essere ammessa recita con i fedeli presenti il simbolo Niceno-Costantinopolitano, che viene sempre detto in questa Messa. Poi il candidato, invitato dal celebrante, aggiunge da solo queste parole:

Credo e professo tutte le verità
che la santa Chiesa cattolica crede, insegna
e annunzia come rivelate da Dio».

Non si vuole usare la professione di fede prescritta per chi assume un ufficio da esercitare in nome della Chiesa? OK, si usi la professione di fede prevista nel Rito di ammissione alla piena comunione con la Chiesa cattolica (che in tre righe dice magnificamente tutto ciò che va detto). Ma, per favore, non si chieda ai lefebvriani piú di quanto si chiede ai non-cattolici.